c16a0286fa48e607815d5e52e0fa1684eb41a367

GILDA DEGLI INSEGNANTI - SIRACUSA

Corso Gelone, 103 - Scala C/4 piano - 96100 Siracusa - Tel.  0931 091805 -  3476629948

PEO: info@gildainsegnantisr.it - sindacatogildasr@gmail.com - PEC: fgusiracusa@pec.it


facebook
youtube

Informativa sulla privacyInformativa sui CookieInformativa legale

L’orientamento scolastico non diventi un mercato

2026-01-09 19:48

Array() no author 84227

2025-26, scuola, alunni, orientamento,

L’orientamento scolastico non diventi un mercato

Negli ultimi anni, con l’avvicinarsi del periodo delle iscrizioni, la scuola italiana vive una trasformazione sempre più evidente: l’orientamento scol

Negli ultimi anni, con l’avvicinarsi del periodo delle iscrizioni, la scuola italiana vive una trasformazione sempre più evidente: l’orientamento scolastico, nato per accompagnare studenti e famiglie nelle loro scelte, si è progressivamente snaturato negli anni, fino ad assumere i tratti di un vero e proprio mercato.

Un fenomeno che riguarda non solo le scuole superiori, ma anche la primaria e la secondaria di primo grado, generando una competizione che non dovrebbe appartenere a un sistema pubblico di istruzione.

 

Una deriva che mette in discussione il ruolo della scuola

Open day sempre più sfarzosi, presentazioni scolastiche dal sapore promozionale, insegnanti e studenti coinvolti in attività di marketing dell’istituto: sono segnali di un cambiamento profondo.
Le scuole competono per attrarre iscritti, perché dal numero delle nuove classi dipendono organici, stabilità dei docenti e sopravvivenza di alcuni indirizzi. Ma questa logica rischia di minare le fondamenta stesse della scuola pubblica, che dovrebbe garantire pari opportunità a prescindere dal quartiere, dalle risorse o dalla fama del singolo istituto.

In questo scenario, la dignità professionale degli insegnanti è messa a dura prova. Agli educatori viene chiesto di presentare e promuovere la propria scuola come se si trattasse di un prodotto. È un compito che non dovrebbe rientrare tra le responsabilità di chi, per missione, è chiamato a insegnare e formare.

 

I progetti del MIM: tra buone intenzioni e limiti strutturali

Negli ultimi anni il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha varato diversi progetti finalizzati a rendere più efficace l’orientamento. Tuttavia, l’impatto reale di queste iniziative è spesso limitato.
La parola “progetto” è ormai percepita da molti docenti come sinonimo di carico aggiuntivo e burocrazia. L’attivazione di questi percorsi richiede procedure complesse, tempistiche rigide e un eccesso di documentazione. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento scoraggiante: una parte significativa dei compensi destinati agli insegnanti coinvolti si perde tra detrazioni e trattenute, rendendo poco incentivante la partecipazione.

In questo contesto, le risorse investite rischiano di disperdersi senza produrre un miglioramento stabile e sistemico. Quegli stessi fondi, se destinati agli stipendi e alla formazione continua dei docenti, potrebbero avere un effetto molto più incisivo sulla qualità della scuola.

 

Il rischio di una scuola pubblica a due velocità

Il risultato di questa competizione è sotto gli occhi di tutti: scuole “favorite” che attraggono molti iscritti e riescono a ottenere finanziamenti grazie a docenti esperti di progettazione; e scuole “svantaggiate”, che faticano a partecipare ai bandi e rimangono escluse da laboratori, attrezzature e opportunità di mobilità internazionale.

È inaccettabile che la qualità dell’offerta scolastica dipenda dalla presenza – o dall’assenza – di un docente capace di scrivere progetti. La scuola pubblica non dovrebbe basarsi sulla fortuna né sulla competenza individuale dei singoli. Tutte le istituzioni scolastiche dovrebbero poter contare sugli stessi strumenti, sulle stesse dotazioni e sulle stesse opportunità.

 

Una proposta per ristabilire equità: tornare alle iscrizioni territoriali

In particolare, negli istituti comprensivi, è forse giunto il momento di riaprire una riflessione seria sull’assegnazione degli alunni in base al territorio. Per anni questa misura ha garantito equilibrio, evitando fenomeni di ghettizzazione e mantenendo una distribuzione omogenea degli studenti. Ripristinarla consentirebbe di attenuare la pressione competitiva tra le scuole e di restituire stabilità al sistema, garantendo pari opportunità a tutti gli alunni e condizioni di lavoro più eque ai docenti.

 

Una gestione centrale delle risorse per superare le disparità

Accanto a ciò, sarebbe necessario ripensare la gestione delle attrezzature, dei laboratori e dei fondi. Oggi, troppo spesso, la dotazione di una scuola dipende dalla capacità di partecipare con successo ai bandi o dalla presenza di personale in grado di redigere progetti.

Una soluzione possibile potrebbe essere l’istituzione di un organo centrale, nazionale o territoriale, incaricato di distribuire, progettare e dotare in maniera equa e programmata le risorse, garantendo a tutte le scuole standard minimi adeguati. Il docente deve essere messo nelle condizioni di poter fare ciò che è chiamato a fare: insegnare, educare, accompagnare gli studenti. Non occuparsi di burocrazia, rendicontazioni e attività promozionali.

Una riflessione necessaria

La scuola pubblica è un bene comune. Per questo è necessario aprire una discussione seria e trasparente sulle distorsioni del sistema di orientamento e sulle dinamiche competitive che stanno prendendo piede. La domanda che dobbiamo porci è semplice ma decisiva:

vogliamo una scuola che competi, o una scuola che garantisca opportunità uguali per tutti?

 

Prof. Alessandro Ruffino

GILDA DEGLI INSEGNANTI - SIRACUSA

Corso Gelone, 103 - Scala C/4 piano - 96100 Siracusa - Tel.  0931 091805 -  3476629948

PEO: info@gildainsegnantisr.it - sindacatogildasr@gmail.com - PEC: fgusiracusa@pec.it


facebook
youtube

Informativa sulla privacyInformativa sui CookieInformativa legale